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19/11/2013

Dlso [It]: Disco Raccontato: Fitness Forever – Cosmos

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PIANO FENDER BLUES
PFB è un LP di Piero Umiliani del 1975.
La scelta di omaggiare questo titolo racchiude (anche oltre le mie intenzioni originali) lo spirito di “Cosmos” e alcune delle sue caratteristiche salienti, ossia : l’amore appassionato per le orchestrazioni di Umiliani, l’ossessione per il Fender Rhodes ( che in questo disco funge da strumento principale, con le chitarre, prima protagoniste, chiamate adesso a svolgere un ruolo perlopiù secondario e di contrappunto ) e il decennio di pubblicazione – gli anni 70′, un periodo musicale che abbiamo studiato ossessivamente e che ci ha fornito spunti, idee e inspirazione infinita per realizzare questo disco.
Scritto in pochi secondi al pianoforte dopo aver mangiato pasta e patate ( FUNZIONA!).
(L’ LP in questione, tra l’altro, non l’avevo ancora mai ascoltato al tempo delle registrazioni – l’ho acquistato pochi mesi fa, e non l’ho trovato tra i più ispirati del Maestro – ma del resto, è solo un LP di library music!).

HOTEL FLAMINGO
Una delle pochissime canzoni ad essersi salvate dal “naufragio” di quello che doveva essere il secondo disco “Disco-music” dei Fitness ( e che forse sarà il terzo, o che forse finiremo per non registrare mai…). Il testo è l’unico in cui ci concediamo una punta di veleno (in questo caso, il bersaglio è la disarmante pochezza delle proposte musicali nostrane, perché l’Italia andrà pure alla deriva, ma trovo inaccettabile che nel nostro paese si pubblichi musica così orrenda!).

IL CANE CIUFF 
Cosa dire? Gli Angeli non c’è bisogno di cercarli in cielo, ci sono già qui esseri angelici… per cui questa è una canzone dedicata al cane Ciuff, un cane peloso e molto affettuoso, perfetto e indispensabile compagno di vita di ogni essere umano.
I cani sono esseri dalla dolcezza infinita, e una delle pochi fonti di gioia che rimangono insensibili alla crisi e alla bruttezza che sembra attanagliare senza scampo questi tempi: dedicargli una canzone è stato per noi, senz’altro più di un leggero divertissement…

LE INTENZIONI DEL RE
Un’allegra filastrocca sull’incertezza, sull’impossibilità di immaginare cosa sarà di noi non tra 20 anni, ma anche tra 5 o meno, e sull’ansia che ne consegue…una canzone che ritengo particolarmente frizzante!! :D
Lead vocals di Alfredino (Maddaluno – Atari, MEG) che siamo fieri di avere adesso nella band al moog, chitarra e anche come direttore dei prossimi videoclips!

LUI
Un Calvario. Scritta in un arco di tempo lunghissimo (2 anni ma forse più), cambiando un numero incalcolabile di strofe (i miei “bandmates” se lo ricorderanno…) – prima di arrivare alla stesura finale.
Tutto pur di trovare qualcosa da mettere attorno al ritornello, una Trashata Vera, senz’altro non poco debitrice a Renato Zero ed “Eccezziunale Veramente” di Abatantuono.
D’altronde, il bridge in 3/4 e linea di archi sono state concepite senza sforzo alcuno in pochi minuti cazzeggiando su Cubase (senza pasta e patate : l’ispirazione segue strade spesso ignote a noi umani…).
Nel secondo ritornello, la parte maschile è cantata dall’immenso Nino Bruno, senza il quale il pezzo sarebbe molto probabilmente finito nel cestino per mancanza di interpreti adeguati!

VEDERTI DISTANTE
Un testo di 2 frasi che è stato in assoluto il più difficile da scrivere (non a caso è stato l’ultimo ad essere completato) messo su una musica vecchissima, risalente al mio trip shoegaze (roba di 5-6 anni fa!). L’arrangiamento di archi qui è stato quasi tutto scritto da Antonio (Fresa), io avevo zero idee… non a caso è uno dei migliori! :D

L’AMORE ANNEGATO
Le canzoni dalla 7 alla 10 (e l’intro) sono state le ultime ad essere state scritte, e sono arrivate quasi tutte insieme, di getto, probabilmente come reazione alla delusione per aver lavorato lungamente a un disco che alla fine abbiamo buttato messo da parte.
“L’amore annegato” viene da quello stato d’animo, dall’esigenza di raccontarsi di più, di fare qualcosa di meno impersonale, dalla consapevolezza che per amare e farsi amare davvero, occorre mettersi in gioco, almeno un po’.
Il testo è una specie di predizione, cosa non infrequente in realtà quando si scrive… ho scritto di un amore ai titoli di coda, non immaginando minimamente di raccontare una mia storia… ma la mia compagna di allora (sì – Paster, la cantante), l’ha registrato tra le lacrime e io non capivo il perché… l’avrei capito pochi giorni dopo.
E’ stato il suo ultimo contributo al disco, che ho dovuto terminare con il contributo di Nicoletta Battelli, l’altra voce femminile del disco, e per il resto arrangiandomi alla meglio chiedendo aiuto ad amiche e cantanti (tutte meravigliose e meritevoli di essere citate : Zaira, Fabiana, Delia, Gabriella…).

LAURA
Il pezzo a cui tengo di più, che deve molto al fatto di aver consumato AJA degli Steely Dan, un disco favoloso…è la canzone preferita anche di Erlend Øye dei Kings of Convenience!
Un groove scuro su un testo altrettanto noir che parla di una tragica storia…
notare : l’incredibile drumming di Andrea De Fazio, 1989, dotato di classe e maestria degne di un giovane Tullio De Piscopo, e la grandissima performance del quartetto di fiati (capitanati dal trombettista Gianfranco Campagnoli, storico collaboratore dei FF e di Mario Biondi).

COSMOS
Decisamente più allegra è la title-track, nata sognando una collaborazione impossibile con un Celentano interessato a riempire il dance-floor piuttosto che a pontificare sul perché siamo nella cacca!!
Il pezzo si caratterizza su un beat danzereccio che sul ritornello va in 5/4, con Scialdone che canta “Celentaneggiando” con improbabile accento meneghino, e con un arrangiamento di archi in stile Philly Sound…francamente, una figata!

DISCO QUIZ
Secondo strumentale, stavolta non siamo in zona Air come nell’intro, ma in territori “moog-driven funk” à la Azymuth/ Hugo Montenegro!
È il momento più apprezzato ai concerti, insieme a “Cosmos”!

IL MARE
Siamo così giunti al termine di questo disco. Il Mare è stata scritta nella mia cameretta nel Dicembre 2008, quando vivevo a Madrid e Personal Train era appena andato in stampa… una dolce melodia per congedarsi dalla giovinezza…
Cosmos per me è, e rappresenterà per sempre, l’istantanea di un periodo di lunga e sofferta transizione (ma non per questo meno pieno di cose, brutte e belle, sicuramente da ricordare per i bellissimi dischi ascoltati, e per alcuni incontri davvero speciali).

Spero di non avervi annoiato con le mie note e considerazioni, e che questo scritto possa essere da stimolo per ascoltare il disco per chi non l’avesse ancora fatto, oppure fornire alcune chiavi d’accesso e interpretazione per chi l’avesse già ascoltato!
E mille grazie a DLSO per avermi chiesto di raccontare COSMOS!

 

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